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Lo stato dell'ambiente marino e costiero del bacino del Mediterraneo

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Lo studio dell'United Nations Enviroment Programme fornisce importanti informazioni sulla natura complessiva degli ecosistemi e sull'importanza che gli habitat costieri e marini rivestono per i loro abitanti.

040-13 - Lo stato dell'ambiente marino e costiero del bacino del Mediterraneo

 Nel 1975 nasce il Piano d'Azione per il Mediterraneo (MAP) quando 16 Paesi del Mediterraneo e la Comunità Europea decidono di cooperare per costruire un quadro giuridico e istituzionale coerente per affrontare insieme le sfide comuni poste dal degrado ambientale.

Al MAP ha fatto seguito, nel 1976, la "Convenzione per la protezione del Mar Mediterraneo contro l'inquinamento "(Convenzione di Barcellona) stipulata dagli Stati costieri del Mediterraneo e dalla Comunità europea ed entrata in vigore nel 1978.

Mediterraneo

Queste iniziative, nate per proteggere l’ambiente marino combattendone l’inquinamento, nel corso degli anni hanno ampliato il loro raggio d’azione, fino a includere la possibilità di una gestione integrata delle zone costiere attraverso una serie di azioni condivise tra i paesi aderenti. Tra esse ha assunto una rilevanza sempre più strategica la condivisione e il pubblico accesso ai dati sullo stato dell’ambiente.

impronta ecologica

 

 

 

 

L’obiettivo ultimo è quello di giungere ad un modello condiviso e standardizzato di reportistica ambientale affinché i dati possano essere usati sia a livello di Unione Europea per le convenzioni/protocolli in essere, sia per i bisogni dei singoli paesi.

Inoltre, il reporting ambientale dovrebbe costituire indirettamente anche un feedback sull’efficacia delle azioni intraprese.

A partire dal 2008, i paesi che hanno sottoscritto la Convenzione di Barcellona hanno stabilito di adottare progressivamente un “approccio ecosistemico” che riconosce i sistemi ecologici per quello che sono: una miscela di elementi che interagiscono continuamente fra loro con l'obiettivo di definire le questioni prioritarie da affrontare e determinare se le informazioni per supportarne la loro gestione vi siano già o siano in fase di raccolta. Il primo frutto concreto scaturito dal nuovo approccio è stata la stesura del report ”Initial integrated assessment of the Mediterranean Sea” (2012) i cui risultati principali sono stati:

  1. che gli habitat marini e costieri sono una risorsa preziosa per gli tutti gli abitanti del Mediterraneo (basti pensare al turismo, alla pesca);
  2. che, nonostante l’importanza riconosciuta agli habitat marini e costieri, continui il loro degrado (eccessivo sviluppo costiero, eccessivo sfruttamento del turismo, diffusione di specie invasive, ecc.);
  3. che comunque vi sono stati negli ultimi anni anche miglioramenti evidenti, come quello relativo alla qualità dell'acqua in molte zone e il calo, in molte aree, della quantità di sostanze pericolose e metalli pesanti;
  4. che esiste un gap relativo alla capacità di valutare in modo uniforme le Pressioni e lo Statodell'ambiente al fine di formulare risposte adeguate, e una limitata conoscenza dei fattori di cambiamento negli ecosistemi.

Erosione coste

Successivamente alla diffusione delle informazioni presenti nell'“Initial integrated Assessment”, i paesi della Convenzione di Barcellona hanno elaborato una serie di “obiettivi ecologici” fra cui: il mantenimento/miglioramento della diversità biologica, l'arresto dell’eutrofizzazione di origine umana, il mantenimento delle specie non indigene introdotte dalle attività umane ad un livello non pericoloso per gli ecosistemi, il mantenimento del fondo marino, con particolare attenzione agli habitat bentonici, ecc.

 

Questi obiettivi ecologici, ampiamente discussi e concordati fra tutti i paesi, hanno rappresentato una solida base per il recente report a cura dell'United Nations Enviroment Programme (UNEP), “State of the Mediterranean Marine and Coastal Environment Report” (SoMMCER) che sintetizza le conoscenze disponibili sui maggiori DeterminantiPressioni che interessano il mare e gli abitanti della costa, le condizioni dell'ambiente Mediterraneo, gli impatti attuali e futuri dell'attività umana, e le questioni emergenti nella gestione delle zone marine e costiere.

Rifiuti industriali

Il campo di applicazione geografico della presente relazione è tutto il Mar Mediterraneo comprese le zone costiere. Lo schema utilizzato per la valutazione dello stato dell'ambiente è il modello Determinanti – Pressioni – Stato – Impatto - Risposta (DPSIR) che si riflette nell'organizzazione della relazione:

 

  • la Parte I fornisce informazioni di base sul bacino del Mediterraneo, una panoramica dei principali Determinanti e una introduzione sulla interrelazione tra gli ecosistemi del Mediterraneo e i Determinanti umani;
  • la Parte II fornisce un'analisi delle Pressioni-Stato e degli impatti conosciuti associati a ciascuna delle questioni affrontate dall'aproccio ecosistemico;
  • la Parte III analizza le risposte, in termini di strumenti politici, alle questioni analizzate nella Parte II, mette in evidenza i principali risultati sullo stato dell'ambiente marino e costiero, nonché le lacune di informazione più importanti, e formula delle vie future per la continua applicazione dell'approccio ecosistemico.

Pesca

Alcuni degli argomenti trattati nella relazione, come ad esempio l'inquinamento e la biodiversità, sono stati oggetto di ricerca e di monitoraggio per molti anni per cui è disponibile una gran mole di informazioni, viceversa per questioni come il rumore, i rifiuti marini, i livelli di integrità del fondo marino, e i livelli trofici si dispone di meno dati. Questo ha come conseguenza il fatto che alcuni capitoli del SoMMCER si basino su evidenze, mentre altri capitoli siano necessariamente più speculativi; questa dicotomia è la prova evidente della necessità di un approccio più “robusto” alla raccolta di informazioni a sostegno degli obiettivi ecologici per fornire successivamente una base scientifica per il processo decisionale.

 

Possibili sversamenti di petrolio

Come è stato precedentemente ricordato, la Convenzione di Barcellona con il passare degli anni ha ampliato il suo ambito di applicazione geografica e con il Protocollo relativo alle Aree Specialmente Protette del 1995 (Protocollo ASP) le parti contraenti hanno previsto l'istituzione di Aree Speciali Protette di Importanza Mediterranea (ASPIM) al fine di promuovere la cooperazione nella gestione e conservazione delle aree naturali, così come nella protezione delle specie minacciate e dei loro habitat.

Turismo

Una di queste è l’area transfrontaliera delle coste toscane, liguri, sarde e corse, il cosidetto “Santuario Pelagos” che ha visto la realizzazione del Progetto GIONHA(Governance and Integrated Observation of marine Natural Habitat) cofinanziato dal Programma di Cooperazione Transfrontaliera Italia-Francia "Marittimo", 2007-2013 e realizzato da ARPAT in collaborazione con l' Office de l'Environnement de la Corse, la Regione Liguria, la Regione Autonoma della Sardegna, e la Provincia di Livorno. Il progetto si è articolato su più fasi dedicate sia allo studio dello stato ambientale dell’area e degli impatti antropici sul suo ecosistema che alla realizzazione di azioni pilota di sensibilizzazione dei cittadini e studenti su tali tematiche.

 

 

 

 


A cura di Rosanna Battini di ARPAT Toscana

 

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