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Il corallo rosso: indicatore fondamentale dell’ecosistema marino

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La Regione Toscana ha adottato il Regolamento che disciplina la pesca del corallo rosso in Toscana. Il quadro della normativa internazionale, italiana e regionale. Le caratteristiche biologiche del corallo rosso.

166-12 - Il corallo rosso: indicatore fondamentale dell’ecosistema marino

 

Introduzione

La Commissione consultiva sulla pesca della Regione Toscana, riunitasi nell'aprile scorso, si era espressa sull'opportunità di disporre la limitazione temporanea della raccolta del corallo rosso nelle acque regionali anche alla luce dei fatti avvenuti nel tratto di mare di Calafuria a sud di Livorno, riguardo all’asportazione, da parte di pescatori sardi, del corallo rosso che caratterizza i fondali di quest’area.
La riunione della Commissione, presenti ARPAT, Direzione Marittima, Univ. di Pisa, CIBM e Associazioni di categoria, è stata richiesta dall’Associazione ambientalista (Costiera Calafuria), in seguito alle forti tensioni createsi e culminate con atti sconsiderati da parte di alcuni cittadini nei confronti di questi pescatori.
Rispetto allo sfruttamento della risorsa “corallo” la normativa nazionale vigente non è del tutto chiara in quanto non sono presenti indicazioni specifiche, ne tanto meno prescrizioni rigide (è sufficiente un versamento per essere autorizzati) e la Regione Toscana, che da tempo si è dotata di una legge per la disciplina delle attività di pesca marittima (L.R. 66/05), ha recentemente adottato il Regolamento applicativo che sospende la raccolta del corallo rosso fino al 31 dicembre 2013 e detta le modalità con cui, a partire dal 1° gennaio 2014, deve essere esercitata la raccolta da parte dei soggetti autorizzati.
A Livorno ci sono 13 subacquei iscritti al Compartimento marittimo, in passato la Commissione, per disciplinare quest’attività di pesca, stabilì il numero massimo di licenze a 15. Di fatto, questo tipo di pesca non viene esercitata in quest’area, poiché le dimensioni dei rami di corallo sono ritenuti non idonei per una commercializzazione remunerativa se non per la produzione della polvere di corallo. Infatti, i pescatori toscani, soprattutto quelli livornesi che vantano la maggiore tradizione, già da molti anni si spostano in altre aree geografiche fino a sfruttare i banchi tunisini. Come emerge dagli studi condotti dal Dipartimento di biologia dell'università di Pisa i banchi di corallo rosso presenti nel mare toscano hanno subito negli anni un eccessivo sfruttamento che ne ha ridotto sensibilmente l'abbondanza e la loro distribuzione spaziale.
La Sardegna, Regione a statuto speciale, non consente più questa pesca se non al disotto degli 80 metri di profondità, per tale motivo i pescatori sardi, a loro volta, si stanno spostando in altre regioni alla ricerca di banchi più facilmente sfruttabili.
In mancanza di normative specifiche vale sempre il concetto della precauzionalità in merito al quale la Regione si è dotata di un Regolamento finalizzato a conservare questa risorsa che oggi richiama non più la sola categoria dei pescatori, ma anche quella dei diving che la utilizzano in maniera diversa, come immagine di integrità ambientale.
Ma perché tutta questa preoccupazione per un organismo marino? Per quale motivo le amministrazioni sono chiamate a gestire questa delicata situazione? La ragione è da ricercare nella particolare biologia del corallo rosso che costituisce il presupposto cardine per una sua oculata gestione. Questa specie ha un metabolismo molto lento che determina un turnover lunghissimo, da qui la necessità di impostare seri programmi di conservazione prima ancora di quelli per la gestione del suo prelievo.
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Caratteristiche biologiche e distribuzione
Il corallo rosso (Corallium rubrum) è un gorgonaceo (Cnidaria, Anthozoa, Octocorallia), endemico dell’area mediterranea dove vive tra i 15 e i 600 metri di profondità. È presente anche nell'Atlantico orientale: Portogallo, Canarie e Isole di Capo Verde. Alle profondità minori colonizza sopratutto le falesie esposte a est e gli ingressi delle cavità poco illuminati.
Il corallo ha una forma arborescente coloniale, con un corpo molle contenente numerose spicole calcaree di colore rosso vivo, che si saldano tra loro a formare un asse solido. I polipi, bianchissimi, hanno otto tentacoli e possono essere completamente ritratti in piccole cavità (cenosarchi) (Fig 1). Solitamente è di colore rosso ma può assumere anche sfumature tra il rosa e il bianco.
Il corallo si nutre tramite i polipi che raccolgono le particelle organiche sospese in acqua, compreso quelle viventi. E’ una specie a sessi separati; le uova vengono fecondate all’interno dei polipi femminili e le larve planctoniche, di circa 0,5 mm, sono rilasciate nei mesi estivi. Successivamente si fissano al substrato dando luogo a nuove colonie. La fertilità supera il 90% e il tasso di accrescimento in genere è di soli 0,28 mm/anno. Il corallo è una specie longeva e vive anche 100 anni. In Toscana le dimensioni delle colonie sono comprese tra 5 e 20 cm di altezza, esse variano in funzione dell'età e dell'ambiente, anche la profondità influisce sulle caratteristiche della popolazione che possono risultare uniche e peculiari.
Quadro normativo - internazionale
La Convenzione di Barcellona (1976), relativa alla protezione del Mar Mediterraneo dai rischi dell'inquinamento, è lo strumento giuridico e operativo del Piano di Azione delle Nazioni Unite per il Mediterraneo (MAP). I paesi firmatari sono 23. L’Italia l’ha ratificata nel 1979 con la L.30/79. Ad Atene c’è l’unità di coordinamento (MEDU) dei Centri Regionali d’Attività (RAC – Regional ActivityCentre). La Convenzione si applica attraverso l’utilizzo di 7 Protocolli.
Nello specifico, il Protocollo ASP,relativo alle Aree Specialmente Protette e alla Biodiversità in Mediterraneo, prende in considerazione le specie protette e quelle sfruttate commercialmente. Inoltre prevede l'istituzione di Aree Speciali Protette di Importanza Mediterranea (ASPIM), con criteri che considerano anche il grado di biodiversità, la peculiarità dell'habitat e la presenza di specie rare, minacciate o endemiche, quali il corallo rosso, l’Annesso III, infatti, che elenca le specie il cui sfruttamento è regolamentato, comprende questa specie.
Anche la direttiva 92/43/CE, nota come Direttiva HABITAT, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatica, prevede nell’Allegato V, le specie animali e vegetali di interesse comunitario il cui prelievo e sfruttamento in natura potrebbero formare oggetto di misure di gestione come ad esempio Phymatolithon calcareum, Lithothamnion coralloides e Corallium rubrum, specie queste che sono parte integrante del coralligeno (associazione di organismi calcarei che caratterizzano le falesie e i fondali rocciosi sottomarini). Quest’ultimo dovrebbe essere protetto come lo sono i posidonieti, in tal senso l’UNEP-MAP, nel 2008, ha prodotto un Piano di Azione Mediterraneo per la conservazione del coralligeno. In aggiunta l’art. 4.2 del Regolamento del Consiglio Europeo No 1967/2006, concernente le misure di gestione per uno sfruttamento sostenibile delle risorse naturali, proibisce le attività di pesca nelle aree a coralligeno.
A supporto di questo interviene la recente direttiva 2008/56/CE (Marine Strategy Framework Directive - MSFD) la quale istituisce un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino. La MSFD prevede che gli Stati membri adottino le misure necessarie per conseguire o mantenere un buono stato ecologico dell’ambiente marino entro il 2020, elaborando e attuando strategie, anticipando il degrado e/o ripristinando gli ecosistemi marini nelle zone in cui questi abbiano subito danni. Il D.lgs 190/10 di attuazione di questa direttiva stabilisce che è opportuno orientare lo sviluppo e la realizzazione delle strategie verso la preservazione degli ecosistemi marini, e che tale approccio deve includere le aree protette e riguardare tutte le attività umane che hanno un impatto sull’ambiente marino. L’istituzione di zone protette in virtù della MSFD costituisce un passo importante verso il rispetto degli impegni assunti al vertice mondiale per lo sviluppo sostenibile e nel contesto della convenzione sulla diversità biologica (93/626/CE).
Di fatto lo Scientific Advisory Committee (SAC) della FAO- GFCM (General Fisheries Commission for the Mediterranean), ai lavori del quale partecipa anche la nostra Agenzia, sta già adottando da tempo misure gestionali. Nell’ultimo Workshop sul corallo rosso tenutosi ad Ajaccio (Corsica), nell’ottobre 2011, sono state formulate alcune specifiche raccomandazioni:
  • Dimensioni minime commerciali (Ø 7 mm), tolleranza 5%
  • Profondità minima interdetta (50 m)
  • Quota massima di prelievo e n. licenze
  • Regolamentazione dell’uso del ROV

Quadro normativo - nazionale
Al livello nazionale la normativa è un po’ deficitaria, il D.lg 280/86 disciplina la pesca subacquea professionale, mentre il D.lg 149/87 aggiunge una considerazione importante riguardante la salvaguardia dei pescatori subacquei, in particolare l’Art. 1 afferma che la pesca subacquea professionale è consentita esclusivamente a coloro che sono in possesso della specializzazione di pescatore subacqueo e può esercitarsi solamente in apnea, senza l’uso di apparecchi ausiliari di respirazione. L’utilizzo di questi ultimi è consentito solo per finalità diverse dalla pesca e per la raccolta di corallo, molluschi e crostacei. Di contro l’Art.2, relativo alla pesca subacquea sportiva, consentita soltanto in apnea, proibisce ai pescatori sportivi di raccogliere coralli, molluschi e crostacei.
Il DM 56/2009 che stabilisce i criteri tecnici per il monitoraggio dei corpi idrici, ai sensi dell’Art. 75 del D.lgs 152/2006, segue la direttiva 2000/60/CE, prendendo in considerazione vari elementi ambientali:
  • origine della pressione
  • categoria dell’effetto
  • effetti della pressione
  • fitoplancton
  • macroalghe
  • angiosperme (posidonia)
  • macroinvertebrati bentonici
  • morfologia e idrologia
  • elementi fisico-chimici generali
  • sostanze chimiche in elenco di priorità
  • altre sostanze non appartenenti all’elenco di priorità
Tra gli elementi non normati dal DM n°56/2009 ci sono varie matrici tuttora sottoposte ad analisi scientifica per valutarne l’applicabilità in veste di indicatori ambientali. Tra questi si possono citare i cetacei, le tartarughe, gli elasmobranchi e il coralligeno. ARPAT da qualche anno ha investito molto sulla realizzazione di un monitoraggio attento del coralligeno individuando nel corallo rosso la specie più rappresentativa delle associazioni presenti sulle rocce tanto da utilizzarlo anche nel monitoraggio dei fondali dell’Isola del Giglio in relazione all’emergenza ambientale dovuta al naufragio della nave Concordia. Riteniamo che il corallo rosso con le sue specifiche caratteristiche popolazionistiche e/o strutturali potrebbe rappresentare un valido indicatore su una scala temporale a medio-lungo termine.
Quadro normativo - regionale
La Sardegna con L.R. 59/79, modificata con L.R. 23/89, regolamenta la pesca del corallo, stabilendo alcuni divieti e norme:
  • Quota massima 2,5 kg
  • Chiusura fino al mese di aprile
  • Profondità minima interdetta 80 m
  • Dimensioni minime commerciali (Ø 10 mm), tolleranza 10%
La Toscana con L.R. 66/05, modificata con L.R. 56/09, disciplina le attività di pesca marittima e e  il 23 luglio scorso ha emanato il Regolamento di applicazione con Decreto n. 42/R del Presidente della Giunta Regionale. In relazione alle criticità emerse la RT ha provveduto ad anticipare una regolamentazione indirizzata a consentire il corretto sfruttamento del corallo rosso delle coste rocciose dell’arcipelago e del continente individuando le principali misure restrittive seguenti:
  • Profondità minima interdetta 60 m
  • Dimensioni minime commerciali (Ø 8 mm) tolleranza 5%
Raccomandazioni
Al fine di dare credito a tutto ciò che è stato detto sopra, è necessario realizzare azioni di monitoraggio e studio per mappare il corallo presente nei fondali dell’Arcipelago e del continente toscano. Unamappatura, la più completa possibile, condotta su basi bibliografiche e sperimentali, che fornisca indicazioni quantitative sulla struttura popolazionistica di abbondanza e di taglia. I progetti comunitari in corso, come COREM, che vedono anche la partecipazione di ARPAT, mirano proprio a valutare le condizioni ambientali da vari punti di vista, compreso quello strettamente legato a specie bandiera come il corallo rosso.

Testo e foto di questo numero a cura di Fabrizio Serena, con il contributo di  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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