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Lo stato di sfruttamento degli elasmobranchi nel Mediterraneo

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Lo stato di sfruttamento degli elasmobranchi nel Mediterraneo


ARPAT ha coordinato un Workshop della FAO-GFCM a Bruxelles, sulla valutazione dello stato di sfruttamento delle specie di pesci cartilaginei (squali e razze) che vivono nel Mediterraneo. Il loro ruolo nell’ecosistema marino è di grande importanza, poiché, hanno un fondamentale significato nel regolare gli equilibri tra i vari organismi.

157-12 - Lo stato di sfruttamento degli elasmobranchi nel Mediterraneo

 

Alla fine dell’anno 2011, presso la Commissione Europea della DG MARE a Bruxelles, il Consiglio Generale della Pesca in Mediterraneo (FAO-GFCM) ha tenuto un workshop sulla valutazione dello stato di sfruttamento delle specie di pesci cartilaginei (squali e razze) che vivono in Mediterraneo, soggette a sfruttamento da pesca, i cui risultati sono disponibili oggi sul sito del GFCM (www.gfcm.org).
L’attenzione verso i pesci cartilaginei in diverse parti del mondo e anche nel Mediterraneo è legata all’importante ruolo che questi hanno nell’ecosistema marino, in particolare nel regolare gli equilibri fra le specie nelle comunità marine. e nella necessità di conservare la biodiversità. Il loro sfruttamento indiscriminato e la loro rarefazione preoccupano la comunità scientifica e gli organismi che gestiscono le risorse ittiche.
Nella struttura delle comunità marine si osservano importanti squilibri (es. la presenza sempre più abbondante di meduse in certi periodi dell’anno), che possono essere legate alla perdita di alcuni organismi chiave come i predatori apicali (es. squali e razze).
Tutto ciò rende gli ecosistemi più vulnerabili e soggetti a crisi con pesanti conseguenze sia ambientali, sia socio-economici. Da qui la necessità di valutare in maniera sistematica e a livello dell’intero bacino Mediterraneo, lo sfruttamento sostenibile dei pesci cartilaginei. Tuttavia, molte di queste specie hanno un importanza commerciale modesta e la conoscenza sulla biologia e sulla cattura commerciale è scarsa. Questa mancanza d’informazione obbliga a cercare metodi alternativi per poter essere in grado di fornire indicazioni gestionali realistiche.

Grazie all’esperienza pluriennale in questo campo, la FAO-GFCM ha coinvolto ARPAT nel coordinamento tecnico di questa riunione, richiedendo di definire i terms of reference, fare il moderatore durante le presentazioni e le discussioni e organizzare una sezione di training sull’uso di software per la valutazione dello stato di sfruttamento.
Le valutazioni sono state fatte per diverse specie e per le diverse aree geografiche del Mediterraneo. Questo è stato possibile grazie alla disponibilità nelle diverse aree, compresa la Toscana, di informazioni che sono state raccolte nell’ambito dei programmi ministeriali e della Comunità Europea negli ultimi 25 anni.
Durante la riunione, i colleghi di ARPAT presenti, hanno anche illustrato i risultati di un progetto di ricerca internazionale, svolto precedentemente e di cui l’Agenzia era capofila. Questo progetto riguardava la distribuzione spaziale e la valutazione dello stato di sfruttamento delle razze che vivono in Mediterraneo; le elaborazioni hanno richiesto l’impiego di specifici modelli matematici riferiti a un sistema di informazione geografica.
Questi modelli consentono di definire lo sforzo di pesca (livelli di mortalità da pesca ottimale) e prevedere le conseguenze in termini di rese e di eventuali rischi di collasso della risorsa nel caso questi livelli siano superati. Nella figura a sinistra si osserva la situazione relativa allo stato di sfruttamento della razza occhiuta (R. miraletus) in diverse aree del Mediterraneo che appare dappertutto sovrasfruttata, cioè con livelli di mortalità da pesca oltre quelli ideali. Il grafico a destra, relativo alla razza chiodata (Raja clavata), mostra un altro modello e confronta lo sfruttamento di questa specie in due aree differenti dei mari italiani (Toscana e Sicilia).

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Ai partecipanti la riunione è stato fornito anche uno studio innovativo eseguito da ARPAT che riguarda un’analisi demografica utilizzata per la definizione dello stato di sfruttamento di diversi stock, in particolare per le razze Raja asteriasRaja clavata e per i piccoli squali Scyliorhinus canicula eGaleus melastomus. Quest’approccio riesce a valutare la capacità di autorinnovo dello stock, analisi queste, frequentemente usate per gli elasmobranchi. Usando informazione di fecondità e mortalità per età, è stata prodotta una matrice, detta di Leslie. Il risultato delle analisi demografica suggerisce che il attuale pattern di sfruttamento di questi stock non garantisce la sostenibilità a questi stocks cioè la possibilità di continuare a pescarli.

Le analisi hanno individuato la sopravvivenza delle prime classi di età come l’aspetto maggiormente responsabile dei cambiamenti nella velocità di crescita e nel recupero delle popolazioni. In merito a ciò si può affermare che la protezione degli individui giovanili (es. attraverso la chiusure di aree di nursery), potrebbe produrre maggiori benefici alla popolazione che non una strategia mirata alla protezione degli adulti (es. chiusura delle aree di accoppiamento).

Nella figura successiva è riportato un esempio di applicazione del modello per Raja asterias che mostra la capacità di autorinnovo o “replacement” della popolazione (espresso come tasso di crescita) che si verifica a diversi livelli di mortalità da pesca (F). In questo caso, l’autorinnovo della popolazione è garantito a livelli di tassi di mortalità da pesca F minori di 0.2; oltre questo valore, infatti, la capacità di rinnovarsi non è garantita.

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Testi ed immagini dei rispettivi autori - Autorizzazione alla pubblicazione da parte di ARPAT

 


 

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