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Arcipelago Ponziano: Isola di Ponza

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Immagine di M.Abbondanza - scorcio presso Scoglio Montagnello

All'inizio fu: Eèa

L'arcipelago delle isole Ponziane, dette anche isole Pontine, sono un gruppo di isole di origine vulcanica a circa 20 miglia nautiche dal promontorio del Circeo situato in provincia di Latina. Per individuare la zona da una cartina nautica le coordinate geografiche sono; Latitudine: 40.916667 Nord e Longitudine: 12.95 Est. vedi anche la cartina a lato. Le isole che ne fanno parte sono:

Pontine_Islands_map_ita - Autore: 92bari

  • Ponza
  • Palmarola
  • Zannone
  • Gavi
  • Ventotene
  • Santo Stefano

Amministrativamente l'arcipelago è separato in due zone: gruppo di Nord-Ovest e gruppo di Sud-est. Al primo appartengono Ponza, Palmarola, Zannone e Gavi ed al secondo Ventotene e Santo Stefano. Quasi a guardia delle due zone sta lo scoglio della botte a circa 6 miglia nautiche da Ponza porto e meta ambita dai sub. La popolazione complessiva, nel 2010, supera di poco i 4000 abitanti residenti. Il periodo estivo vede un'intensa attività turistica che amplia di parecchio le persone di stanza sulle varie isole; di fatto però limitate a Ponza, Palmarola e Ventotene. 

Ponza - Le Forna - Vista della baia - img di M. AbbondanzaPonza è la più grande delle isole dell'arcipelago. Il suo centro è Ponza porto, poi ci sono i centri di "Le Forna", le sue coste sono frastagliate e ripide sul mare blu, ma in alcuni casi "scendono" quasi dolcemente. Sono di orgine vulcanica e composte da tufi e caolino.  Gli studi geologici fatti dei depositi rocciosi fanno risalire la nascita dell’Arcipelago Pontino tra la fine del Terziario e il Quaternario antico e la formazione sarebbe avvenuta in un processo durato almeno 500 mila anni. Inoltre la distanza e la composizione delle rocce fà pensare a più processi che hanno generato le due formazioni di isole. L’archeologo Schneider, assieme al figlio, farà i primi ritrovamenti di reperti ceramici che testimoniano la presenza nell’isola di insediamenti capannicoli che si fanno risalire all’Età del Bronzo Antico e al Neolitico. L'isola di Ponza è citata anche a far parte dell'antica via dell'ossidiana , roccia molto importante nell'uso quotidiano nell'antichità. Un giacimento importante di questa scura roccia vetrosa era nell'isola di Palmarola. Anche in recenti ritrovamenti nella zona tra San Felice del Circeo e Sabaudia, fanno risalire all'isola di Palmarola i manufatti.

Fin qui sono citate le prime testimonianze di vita che la storia ci consegna. Ma per conoscere l'importanza che quest'isola si è conquistata bisogna scandagliare bene le righe che sono state scritte nei secoli passati. Conosciamo un pò di più della storia di Ponza.


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a) Cunicoli semisommersi nei pressi delle cosiddette grotte di Pilato

 

b) Camera principale delle grotte di Pilato

c) Cunicoli semisommersi nei pressi delle cosiddette grotte di Pilato

d) Ritrovamento della parte muraria del vecchio porto romano

e) Cunicoli semisommersi nei pressi delle cosiddette grotte di Pilato

 

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1) Idraulica antica:

cisterna della Dragonara

 

2) Idraulica antica: parte dell'acquedotto

3) Idraulica antica: fosso di regolarizzazione

4) Il tunnel "romano" di Chiaia di Luna

con le pareti ad "opus reticutatum"

5) Idraulica antica: galleria drenante

 

 

I primi abitatori stabili dell'isola furono i Fenici tra l'XII e l'XI sec. a. C.; stabilirono uno scalo merci con la terra ferma. Gli Aurunci e gli Ausoni che seguirono i fenici, abitavano in grotte da loro stessi costruite, ed in ordine successivo temporale gli Enotri da cui le Isole furono chiamate “Enotrie”. Sulla collina che domina la baia di Chiaia di Luna le prime tracce della presenza greca a cui viene attribuito l'inizio della costruzione dei primi acquedotti, portati poi a compimento dai romani. Gli impianti idraulici romani in Ponza sono ben descritti da Leonardo Lombardi. Ancora visibile nella zona sud a Cala d'Inferno le tracce dell'acquedotto e l'approdo romano. Del periodo romano restano anche i resti di ville, la più famosa sulla collina della Madonna, di alcune camere comunicanti tra loro con cunicoli, erroneamente ritenute per allevamento delle murene (cit. assonet.org) e una cisterna per la raccolta dell'acqua. Ultimamente, grazie alle attività nel porto degli aliscafi, è venuta alla luce un pezzo di molo di epoca romana (cit. assonet.org). Negli anni '90 è stata ritrovata una nave oneraria romana all'interno del porto di Ponza, sempre a causa delle eliche dei traghetti. Una nave di grosse dimensioni il cui resoconto totale è possibile leggerlo qui: la nave del porto di Ponza. Un'altra nave di epoca romana è stata scoperta sulla secca dei mattoni, si tratta di una nave mercantile su cui sono stati fatti studi accurati nel tempo: la nave di Aulo Saufeio. In zona Chiaia di Luna i romani organizzarono un porto ausiliario adibito a seconda del mare e del vento. L'accesso a questo porto da Ponza porto è attraverso un tunnel, oggi in fase di ristrutturazione. Ma recenti studi fanno risalire il tunnel di 800 anni più vecchio, cioè di epoca fenicia. Nel tunnel è ben visibile la struttura a Opus Reticolatum , il porto, di Chia di Luna, invece è completamente andato perso.

Nel V sec. a.C. i Volsci si impadroniscono di Anzio e Ponza. Livio ne cita la presenza. Ulteriore testimonianza sono le mura poligonali sulla collina della madonna che vengono fatte risalire appunto ai Volsci. Ma nel 338 a. C. i Romani sconfiggono in via definitiva i Volsci ad Anzio e tutto l’arcipelago è conquistato. Nel 313 Ponza è colonia latina con caratteristiche prettamente militari; nel 209, seconda Guerra Punica, Ponza è una delle diciotto colonie latine a sostenere Roma contro i Cartaginesi, ed invia aiuti in uomini e navi nella lotta contro Annibale. Questa lealtà verso Roma renderà possibile il conseguimento dell’ambita Cittadinanza Romana. Con Roma l'isola vive un lungo periodo di fasti e opulenza. L'alto tenore della vita è testimoniato dai ritrovamenti di costruzioni di opere architettoniche come; ville, cisterne, acquedotti, tunnel, peschiere, strade e probabilmente una diga, ancora visibile, che aveva la funzione di regolare l'impluvio del bacino di Giancos. Lo stesso acquedotto è un'opera molto importante e in quel tempo erano le navi che si fermavano per farne scorta. Oggi è l'esatto contrario. Tutto questo diede una prima vera organizzazione urbanistica all’isola. In questo periodo si genera anche un forte incremento della popolazione, e secondo alcune stime arriverebbero a 11.000 persone residenti (cfr pazzi per ponza).

Ponza cadrà nel caos generato dalla caduta dell'impero e i decenni successivi vedranno l'isola passare in diverse mani. Nel 534 d.C. diventa una colonia Bizantina. Nel 537 si spegne sull'isola di Palmarola Papa Silverio, tra i pontificati più brevi ci fu il suo. La fine di Papa Silverio fu violenta e non dovuta a fattori naturali, anche se negli studi dei documenti si è verificato che arrivò sull'isola ormai sessantenne e con probabili acciacchi. Quindi divenne suo malgrado il primo eremita eccellente. Dall'esilio e dalla successiva morte su Palmarola diventerà poi il patrono di Ponza. La storia di questo Papa, molto importante per i Ponzesi, è intricata quanto interessante (da leggere sui link a fondo pagina). Intorno al 538 d.C. alcuni monaci benedettini edificarono la badia di S.Maria di Ponza. Lasciarono l'isola quando nel '813 cominciarono le prime scorrerie dei saraceni che durarono circa un secolo (813 - 877 d.C.). La prima incursione, di quaranta navi, dei pirati è devastante per Ponza. Verranno resi schiavi sia i monaci che gli abitanti dell'isola. I monaci rimasti abbandonano l'isola e torneranno a Ponza, con una presenza cistercense, solo dopo quattro secoli riutilizzando il monastero fondato dai benedettini in località S.Maria. Nel'877 Papa Giovanni VII sconfigge nella battaglia navale tra Ponza e il Circeo la flotta saracena, ma non tutta verrà annientata.

Tra il I e il II millennio l'isola ritrova una certa stabilità. Con bolla papale nel 1202 Innocenzo III autorizza l'apertura della badia di S.Maria. Accresce quindi l'importanza degli insediamenti ponzesi che passeranno sotto la giurisdizione dell'abbazia di Fossanova con bolla papale di Onorio III nel 1322. Quindi verranno eretti i monasteri di Zannone e a Cala Felci a Ponza. Nel 1295 le rinnovate incursioni dei pirati fecero abbandonare ancora le isole da parte dei monaci e a rifugiarsi verso Gaeta, dove eressero un'altro monastero con il nome di S.Maria, in ricordo di quello di Ponza. Dal XIV d.C. le acque intorno a Ponza sono teatro di numerosi scontri navali, a testimonianza del suo valore strategico. La guerra del Vespro nel giugno del 1300. Il genovese B. Assereto sconfigge Alfonso d'Aragona nel 1435, ma nel 1454 il sovrano spagnolo occupa l'isola. In questo susseguirsi di guerre l'isola si spopola e nel 1477 Sisto IV tenta di ripopolarla darà dei diritti, enfiteusi, ad alcuni nobili napoletani. Nel 1542 Papa Paolo III, il Farnese, concede l'arcipelago pontino in feudo a Pier Luigi Farnese con l'obbligo di ripopolarlo e difenderlo. Successivamente i Farnese riconfermarono i privilegi dati da Sisto VI agli isolani. Nel 1552 ennesimo attacco del pirata Dragut. Quattro anni più tardi le autorità di Napoli fecero pressioni sul papa perchè si interessasse alla causa di Ponza e Palmarola. Venne inviato sull'isola l'architetto Francesco de'Marchi e furono edificate cinte e torri secondo i criteri dell'epoca.  
Nel 1577 Ponza viene utilizzata dalle navi turche per le scorrerie nelle acque del golfo di Napoli. Continuano quindi le incursioni dei corsari che causeranno gravi danni, come la distruzione delle fortificazioni e della torre del porto. Nel 1650 i saraceni fanno saltare la torre di guardia del porto con barili di polvere, che ora non esiste più. Nel 1695 viene occupata per un breve periodo dai francesi che vorrebbero interrompere le comunicazioni tra Napoli e Spagna. Verrà riconquista dalle truppe spagnole. Nel trattato di Rijswijk del 1696 viene riconosciuta la sovranità dei Farnese sull'arcipelago.
Nel 1734 diventa dominio dei Borboni per cessione dei Farnese a Carlo III di Borbone. Vennero dati vantaggi alle popolazioni ischitane per risiedere sull'isola di Ponza. Con la cessione del trono di Napoli da parte di Carlo III a Ferdinando IV, suo figlio, le isole pontine si trasformarono in fiorenti colonie. Si diede sviluppo al progetto difensivo ed urbanistico. E questa era anche l'affermazione della sovranità di Ferdinando IV contro lo stato pontificio. Sul finire del 1700 vengono eseguiti rilevamenti per il porto di Ponza e di Ventotene. Sempre in quel periodo viene costruito anche il forte Papa a Le Forna per motivi difensivi.
Nel 1757 un gruppo di navi pontificie, maltesi e napoletane sconfigge una flotta turca e pone fine alle scorribande dei pirati. L'isola ancora una volta rinasce.
Nel 1770 le isole sono assegnate alla diocesi di Gaeta. Dal 1771 al 1793 vengono realizzati importanti strutture che portano alla nascita dell'attuale porto e della torre fortificata. Tra le realizzazioni spuntano anche la scalinata di Cala Inferno, la chiesa neoclassica dell'Assunta e il collegamento stradale con Ponza porto-Le Forna dove c'è un'insediamento di coloni. Fra i nomi dei rinnovatori quello di un giovane architetto Francesco Carpi, allievo del Vanvitelli. Tutto il lavoro verrà visionato dal Maggiore del Genio Antonio Winspeare.
Nel 1771 nelle isole si registra una forte crescita della popolazione dovuta alle migrazioni degli abitanti colpiti dall'eruzione del Vesuvio.
Nell'agosto del 1772 con una grande cerimonia il vescovo di Gaeta, nomina S.Silverio patrono dell'isola. Le opere murarie del porto di Ponza verrano terminate nel 1779. Nel 1789 un censimento indica che la popolazione è 969 abitanti.
Sul finire del XVIII secolo sbarcano a Ponza molti studiosi di scienze naturali e geologia tra cui sir William Hamilton e Deodat de Dolomieu. La rivoluzione francese innescherà anche nell'isola i nuovi ideali di libertà e giustizia. Gruppi di rivoluzionari appoggiati dalle truppe napoleoniche costrinsero, a Napoli, a far ritirare i borboni sotto la protezione inglese. Francesco Carpi e Luigi Verneau guidarono le milizie di Ponza che aderirono alla repubblica di Napoli. Questa rivoluzione partenopea falli e il Verneau venne impiccato a Ponza. L'isola venne sucessivamente conquistata dagli inglesi e con il ritorno di Ferdinando si ristabili la pace.
Nel 1806 i francesi occupano l'italia meridionale, ma Ferdinando mantiene il possesso delle isole. L'anno successivo il principe di canosa assumerà il governo di Ponza e cercherà di organizzare la liberazione di Napoli. Negli anni successivi i francesi arrivano a Ponza portando il telegrafo a Monte Guardia. Altro passaggio di mano nel 1813 dell'isola dai francesi agli inglesi. Il trattato di Vienna del 29 aprile 1815 restituisce le isole ai borbone.
Nel 1820 l'isola diventa luogo di rilegazione, voluto dai borbone.
1852 il primo collegamento regolare tra Ponza e Napoli.
Nel 1857 Carlo Pisacane sbarca sull'isola per reclutare volontari che troverà nelle carceri dell'isola per formare poi una rivoluzione antiborbonica, soffocata nel sangue con lo sbarco a Sapri. Nel 1861 Ponza entra nel nuovo Regno d'Italia. I primi decenni del nuovo regno sono caratterizzati da molte difficoltà, ma anche successivamente da importanti opere e lo sviluppo della flotta mercantile che faceva spola con la Sardegna e l'isola di La Galite in Tunisia.
1881, sviluppo demografico in crescita, popolazione residente 3739 abitanti.
Tra il 1868 e il 1898 vengono realizzati il traforo di S.Antonio e quello di Giancos e terminato il cimitero di Punta della Madonna.
I primi anni del '900 vedono lo svilupparsi dell'edilizia con la realizzazione di palazzi liberty nel centro storico.
Ponza diventa un centro turistico grazie anche al collegamento stabile con Napoli e Anzio. Si inizierà la ristrutturazione del porto.
Lo scoppio della I guerra mondiale arriverà anche a Ponza, un sottomarino austriaco affonda un veliero a motore in cui perderanno la vita 35 ponzesi.
Il periodo tra le due guerre vede una fase migratoria. In questo periodo nasce la Spam, Società Partenopea Anonima di Navigazione che garantirà il collegamento tra Ponza e il continente fino al 1975. Sostituita poi da Caremar. Nel periodo fascista viene costruita la centrale elettrica, resa carrabile la strada fino a le Forna e ripopolate alcune zone della flora mediterranea. Ma in questi anni il fascismo istituisce il confino agli oppositori più scomodi.
Nel 1931 c'è la massima espanzione per Ponza; 6827 abitanti.
Con l'inizio della seconda guerra mondiale si apre un nuovo periodo di ristrettezze e disagi.
Nel 1934 viene sistemato il bacino portuale, ritrutturando banchina e scalo. Nel '35 apre la miniera di Bentonite a Le Forna e quella del caolino in altre zone.
Si riapre il confino politico.
Il 24 luglio 1943 viene affondato il piroscafo "S.Lucia" da parte di quattro aerei Hurricane inglesi nello specchio di mare antistante l'isola di Ventotene. Era un traghetto che trasportava uomini, donne, coppie di sposi, neonati e alcuni militari di leva, ma non era armato. Gli aerei inglesi si accanirono più volte sulla piccola nave che alla fine, cercando di farla spiaggiare, si spezzo dopo l'ultimo siluro ed affondò. Da Ventotene partirono i soccorsi che recuperano degli uomini, tra cui il comandante in fin di vita. Il messaggio arrivò a Ponza tramite la stazione di Monte Guardia.Oggi viene ricordata tutti gli anni quella tragica vicenda con una solenne cerimonia.
Lo stesso Benito Mussolini sarà prigioniero in località S.Maria nel 1943.
Nel 1946 viene chiuso il confino politico.
La fine della guerra darà uno sviluppo aller risorse ittiche e agricole e farò rivivere Ponza come meta turistica dal 1950.
Nel 1956 viene realizzato il braccio esterno frangiflutto del porto.
Nel 1975 chiude la miniera Samip.
Negli anni '60 il flusso turistico diventa sempre più incessante e caotico.
 
Nonostante i disagi Ponza si trasforma ancora, ed oggi è di nuovo un fiore all'occhiello della nostra Italia.

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6) Immagini storiche di Ponza

7) Immagini storiche di Ponza

 

8) Immagini storiche di Ponza

9) Immagini storiche di Ponza

 

10) Immagini storiche di Ponza

Tornando al 2012:

Si arriva facilmente a Ponza da Anzio, Terracina e Formia, ma anche da Napoli. Sull'isola è possibile la circolazione delle auto private solo in direzione Ponza porto - Le Forna. Non si può circolare a Ponza porto, ma non c'è una grande rete per cui sfruttare l'auto. Meglio visitare a piedi tutti i vicoli e le stradine spesso completamente bianche e affittare una moto o un'auto per raggiungere gli altri posti. I ponzesi sono persone molto ospitali e disponibili a dare le giuste spiegazioni. Non farebbe sicuramente male un pò più di pulizia in generale, ma siamo in un'isola con un porto e tutto sommato; il bello di Ponza è anche non avere il vialetto che porta al mare completamente lastricato e senza erbacce. Inoltre qui il tempo scorre in maniera diversa rispetto alle grandi città industrializzate, e pure questo è il bello di Ponza.

Alcune spiagge sono momentaneamente chiuse per assicurare una certa sicurezza (2012), vi ricordo che l'isola è di roccia poco consistente e le coste sono a picco sul mare. Ma per godere appieno del mare è necessario avere un'imbarcazione con cui fare il periplo dell'isola per vedere cose magnifiche, e che possono essere viste solo dal mare. Un'imbarcazione può essere presa facilmente a nolo al porto di Ponza. Citando qualcuna delle meraviglie da osservare dal mare: il ventaglio di roccia a strampiombo sul mare di Chiaia di Luna, l'approdo romano e le traccie dell'acquedotto a Cala Inferno, le murenarie della villa romana presso il porto, la spiaggia del frontone, le piscine naturali a Le Forna. L'approdo romano a Zannone. La cattedrale a Palmarola. 

 

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L'ingresso pricipale delle grotte di Pilato presso il porto

 

Una delle volti delle camere delle grotte di Pilato

 

Un rimorchiatore rimesso a nuovo

Una delle tante vele storiche.

 

L'approdo romano presso Cala Inferno

 

Un'evento da non perdere è la festa del Patrono, San Silverio, il 20 giugno. Tutta l'isola scende in festa, e c'è un gran fermento. La statua di San Silverio (Papa e martire) viene portata dall'isola di Palmarola a Ponza e venerata per una settimana, e poi portata in processione prima via terra e poi via mare. Vengono onorati i caduti del mare con una corona e porta fortuna cercare di prendere i garofani. La fine della festa vede un grande gioco di fuochi artificiali. Alrri eventi sono: dal 27 Giugno all'08 Luglio: 150° Anniversario dello sbarco di Carlo Pisacane. Dal 02 Luglio al 06 Luglio: Settimana Velica Ponziana. Il 21 Luglio festa della Madonna della Civita: festa religiosa. Dal 15 al 16 Agosto processione di S.S. Maria Assunta a Le Forna. Il 16 Agosto Sagra del pesce.

La vita notturna di Ponza si concentra soprattutto intorno al porto dove ci sono molti piccoli negozi aperti fino a tardi, e molte sono le scelte per mangiare in una pizzeria o in un ristorante. Un viavai di persone affolla i due livelli di strada che si affacciano sul porto, quella superiore piena di negozi di abbigliamento e nella sua ultima parte di bar. In quella inferiore si trovano piccoli locali per il dopocena. I più giovani saranno invece attratti dalla discoteca in zona S.Maria collegata con Ponza porto da bus. Molte persone affollano anche la zona di Le Forna, anche se decisamente risulta più tranquilla; consigliato quindi a chi cerca ambienti più rilassanti. Sia a Le Forna che a Ponza porto si possono trovare molte soluzioni per alloggiare, dalla camera singola, all'appartamento ricavato da vecchie case, ma anche alberghi e pensioni. E' soprattutto una vacanza marina quella che si trascorre a Ponza. Si assaporano i profumi dell'isola e i suoi colori. Le case, a volte bianche a volte azzurro chiaro, si stagliano contro la macchia mediterranea e il blu profondo del cielo. Alcuni alberi a grande fusto, come i pini marittimi, sono stati piantati all'epoca di Mussolini che cercò di impreziosire l'isola. Purtroppo rimangono pochi esemplari nel golfo delle Forna e in località S.Maria. 

Una cosa che mi è rimasta impressa sono i terrazzamenti. Si intravede la sagoma guardando la costa da lontano. Nati nel 1734 con la famiglia Migliaccio arrivata da Ischia con diritti perpetui venne avviata la viticoltura che portò nell'isola a coltivare i vitigni tipici che sono ancora oggi apprezzati: Biancolella, Forastera, Falanghina, Piedirosso (Per’ e Palummo), Guarnaccia, Aglianico.  In particolare però c'è uno studio effettuato sui campioni di vite di Biancolella dall'Unità di ricerca per le produzioni enologiche dell'Italia centrale che ha scoperto che le piante dell'isola, pur arrivando inizialmente (1734) da ischia, si sono modificate geneticamente ed hanno quindi assunto un DNA diverso dalle piante dell'isola di Ischia.

Un'altra particolarità che è possibile osservare a Ponza sono le varie grotticelle, o ricoveri, costruiti nel tempo e che danno rifugio a piccole barche o anche a persone che si sono trovate in mezzo a burrasche improvvise. I venti dominanti durante l'anno fanno in modo di plasmare l'isola e in primavera è lo Scirocco che sale forte, in estate è il Ponente e il Maestrale che soffiano a volte a giorni alterni. In autunno soffia forte il Mezzogiorno, che dura anche alcuni giorni. In inverno quelli dal quadrante Greco e Levante, nella notte e paiono più forti negli inverni più rigidi. Quindi nel passato si sono escogitati vari sistemi che rendesse sicuro l'andare per mare e trovare anche rifugi di fortuna all'ultimo momento. In linea di massima la disposizione dell'isola fa in modo che quando i venti soffiano da nord, la parte esposta a sud sia tranquilla; e viceversa. Ma la moltitudine di questi rifugi parla a lungo della storia di questa zona. Anche grazie alla facilità con cui il tipo di roccia si presta ad essere lavorata.

Chi possiede un'imbarcazione troverà il porto di Ponza con tutti i servizi necessari, benzina in banchina compresa. ci si può fermare temporaneamente, come in tutti i porti, per poter effettuare le spese necessarie. I fari che regolano la vita nautica notturna sono da sempre l'amico fidato. Il diving è proprio nella zona vecchia del porto, di fronte agli imbarchi degli aliscafi. E' possibile affittare anche gommoni e piccole imbarcazioni per potersi spostare e visitare le varie cale; attenzione però al divieto in essere in molte spiagge a causa delle frane. Attenzione anche a chi non è pratico dell'andare per mare, non è difficile portare un'imbarcazione a patto che si rispettino le regole basilari di andar per mare. Ho visto persone in seria difficoltà con solo un poco di vento in più. Ancore buttate dove capita, e questo se causa poco danno alla Posidonia oceanica in caso di ancore di poco peso, lo stesso non si può dire per le grandi imbarcazioni che buttando l'ancora sopra le praterie causando gravi danni. Un pò di attenzione in più non guasterebbe. Magari l'inserimento di alcune boe per ormeggio a salvaguardia della Posidonia oceanica potrebbero venire in aiuto.

L'impressione più forte di questa vacanza arriva però dalla parte subacquea dell'isola. Un'emozione unica. Intanto bisogna dire che già fuori dall'acqua si notano bene le franate giovani. Anche sott'acqua questo fenomeno si nota parecchio. In due o tre metri c'è la vita sugli scogli e poco dopo; il nulla. Tutto liscio come se fosse passato un raschietto. Opera degli amici ricci, Arbacia lixula (Linnaeus, 1758)? Credo di no. Ma già durante la prima immersione si notano alcune colonie di Astroides calycularis (Pallas, 1766) a pochi centimetri dal pelo dell'acqua che fanno ben sperare. Non avevo ancora mai visto queste colonie in così poca acqua, forse solo nello Stretto di Messina sono presenti. Comunque anche se la notizia può sembrare vecchia per alcuni ambienti scientifici; direi che debba essere modificato il limite nord per le popolazioni di astroides. Ma questa è solo la prima meraviglia che mi stupirà. Si sà che nel Mediterraneo le popolazioni sono generalmente sciafile e qui siamo al centro del Tirreno. Si notano subito nelle zone in ombra che qui vivono le popolazioni tipiche dell'ambiente coralligeno; anche se la profondità non è quella tipica dell'ambiente. Spugne, madreporari, alghe rosse coralline, briozoi, echinodermi, anellidi e tunicati; quasi tutti i rappresentanti del coralligeno sono presenti. Mancano gli organismi degli ambienti più profondi come il corallo rosso e i ventagli di gorgonie; ma siamo pur a pelo dell'acqua. Quindi le grotte naturali generatesi nei secoli hanno prodotto, al loro interno, una tavolozza di colori incredibilmente varia. Una in particolare, visitata più volte quest'estate e situata nella zona sud, è di una bellezza incredibile. La parte esterna della grotta è comunque piena di vita e gli organismi sono quelli tipici di questa profondità. Ma c'è comunque da rimanere stupiti. L'ingresso la prima volta è stato stupefacente: non credevo ai miei occhi. Dapprima spuntavano solamente le colonie di astroides, che ancora nella zona del pieno sole, si presentano non tanto come colonie vere e proprie ma come tanti individui disposti uno vicino all'altro, spesso senza continuità. La grotta in questione possiede due canali separati con due ingressi ed in una delle due anche un'ingresso subacqueo. La profondità non supera i 6m. Il primo canale, quello verso nord, possiede al suo interno una rientranza dove ci sono due colonie distinte di re di triglie, Apogon imberbis (Linnaeus, 1758), e sul fondo alcuni grandi spirografi, Sabella spallanzanii (Gmelin, 1791). Non mancano le castagnole, Chromis chromis (Linnaeus 1758), che come i re di triglie sono poco timide in questi anfratti. Se desta poca impressione per le castagnole, non altrettanto si può dire del timidissimo re di triglie, che qui si fa avvicinare fin quasi al primo piano. Sulle pareti si concentrano moltissime spugne che sembrano accavallarsi cercando di rubare lo spazio. Spugne blu, Phorbas tenacior (Topsent, 1925) , rosse, Spirastrella cunctatrix (Schmidt, 1868), Crambe crambe (Schmidt, 1862), rosa, Petrosia ficiformis (Poiret)  gialle, Axinella  verrucosa (Esper, 1794), ma anche grigie e bianche; tutte una vicino all'altra in cui spuntano a volte singoli calici di astroides. A volte le spugne che vivono in grotta perdono la colorazione dovuta alle alghe simbionti e si mostrano semplicemente bianche, è il caso di Chondrosia reniformis (Nardo, 1847)

Per chi si dovesse immergere in questo splendore della natura consiglio l'attenzione che merita un passaggio in grotta. Un'attenzione particolare a questo incanto di colori che fanno parte di organismi marini viventi, ed hanno bisogno di tutto il nostro rispetto per poter essere conservati. Daremo in consegna alle generazioni future lo spettacolo che oggi possiamo ammirare.

 

Nelle prossime immagini la diversità biologica marina dell'isola di Ponza

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Probabile Didemnum sp- tunicato incrostante

Astroides calycularis

Il basso livello in cui crescono gli Astroides calycularis

Piccola cernia, Epinephelus marginatus, non particolarmente spaventata

Ctenoforo, Bolinopsis infundibulum, organismo pelagico fatto interamente d'acqua

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Astroides calycularis

Idrozoi in grotta

Forme multicolore di spugne incrostanti

Spugne incrostanti bianche

Spugne blu


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L'interno della grotta Il crostaceo alieno: Percnon gibbesi Aiptasia mutabilis Myriapora truncata Latterini in controluce

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Il re di triglie: Apogon imberbis Bavosa africana: Parablennius pilicornis Colonie di Astroides calycularis Spugne che si contengono lo spazio La spugna nocciolina: Chondrilla nucula
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Il corallo solitario:  Balanophyllia europea La prateria di Posidonia oceanica; la nursery del Mediterraneo Una colonia di Cladocora caespitosa Spugne all'interno della grotta La tana dei re di triglie
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Una delicata colonia di idrozoi Una cintura di cistoseria a pelo d'acqua Spugne e astroides si contengono lo spazio Una giovane cernia bruna: Epinephelus marginatus Spugne, briozoi e astroides

Dopo tutto questo moto vi chiederete dove si potrebbe andare a mangiare e cosa. Beh, io ho un solo consiglio da darvi: Ristorante "Al Pescatore" alle Forna. Chiedete di Franco o Filomena, sarete trattati da Re e potrete assaggiare tutti i sapori dell'isola.

Cito per ultimo, ma non certo per importanza, l'avvio del recupero del territorio dell'isola di Ponza. Per sua naturale composizione, come cito all'inizio, Ponza è una terra meravigliosa, ma instabile. Negli ultimi anni si sono rese necessarie chiusure di spiagge e di accessi al mare per piccoli crolli. Evidente è il disagio di questa situazione sia per i ponzesi che per i turisti. Ma è stato dato avvio al piano di risanamento idrogeologico dell'isola. Sarà la spiaggia del Frontone la prima ad essere messa in sicurezza. Piano della riforma PAI.

 

Ponza vista da Palmarola

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La nave di Aulo Saufeio (dal sito di assonet.org)

 

Ringraziamenti:

Sandro Russo, per l'autorizzazione all'uso delle immagini di Ponzaracconta.it della Redazione Ponzaracconta.it

Massimo D'Alessandro, per l'autorizzazione all'uso delle immagini e delle citazioni dei testi dal sito assonet.org

 

Riferimenti web:

ponzaracconta

assonet.org

San Silverio

L'archeologia e la storia di Ponza

pazziperponza

isoladiponza

rottadeifenici

 

Riferimenti iconografici:

Le immagini 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10 sono di proprietà del sito ponzaracconta.it che ringrazio per l'autorizzazione.

Le immagini a,b,c,d,e sono di proprietà del sito assonet.org che ringrazio per l'autorizzazione.

 

Note:

Tutte le immagini possono essere cliccate per l'ingrandimento.

 



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