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Serendipità e acquari

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Buongiorno e grazie. Grazie a Michele che mi ha fatto l'onore di invitarmi a partecipare al vostro sito e grazie a quanti troveranno il tempo di leggere quanto andrò scrivendo ora e in futuro.  Come ho chiesto a Michele, vorrei essere libero circa gli argomenti da trattare, ma apprezzerò moltissimo richieste e domande anche se l'acquariologia è diventata ormai, grazie a tanti di voi, una vera e propria scienza che dovrebbe, a mio parere, trovare posto all'interno dei corsi universitari di veterinaria, biologia, scienze naturali, ecologia, scienze ambientali ecc.  E proprio per sottolineare l'importanza degli acquari ho scelto questo titolo che, forse, ha bisogno di qualche spiegazione almeno nella parte iniziale.Il fenomeno della serendipità o serendipity (lo so che sembra, e a volte lo è, il nome di un ristorante) è stato analizzato in molti saggi, ma in sintesi con questa parola si vuole indicare la scoperta casuale, quella che nasce da una serie di circostanze fortuite, magari dall'errore nella preparazione di un composto chimico, da una differenza nella temperatura ambiente o da una dimenticanza. Una famosa frase per descrivere la serendipità (è riportato da Wikipedia) è del ricercatore biomedico americano Julius H. Comroe: "la serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino." 
Ma questa è solo un aspetto della serendipità che, per essere completa, ha bisogno che tutto questo avvenga sotto gli occhi di un osservatore capace di cogliere "l'attimo fuggente". L'acquariologia e l'acquariofilia sono discipline in cui il fenomeno della serendipità può avere un ruolo rilevante a patto che siano rispettate le regole: evento inaspettato e osservatore preparato.
Anche per questo, mi piace citare un brano di Konrad Lorenz (si legge ancora?), uno dei tanti dedicati agli acquari e che così recita: "Fra tutte le centinaia di acquari che ho posseduto la mia particolare preferenza va sempre all’acquario più comune, più economico e per così dire più banale, perché le sue pareti racchiudono la comunità vivente più naturale e più perfetta [come non pensare ai vostri acquari realizzati con specie recuperate più o meno fortunosamente e ospitate con cura]. Davanti all’acquario si può star delle ore assorti in fantasticherie, come quando si contemplano le fiamme del caminetto o le rapide acque di un torrente. E si imparano molte cose durante questa contemplazione. Se gettassi su di un piatto della bilancia tutto ciò che ho imparato a comprendere in quelle ore di meditazione di fronte all’acquario, e sull’altro tutto ciò che ho ricavato dai libri, come rimarrebbe leggero il secondo!
Ecco, la meditazione davanti al vetro dell'acquario è fondamentale. Se uno sa osservare quante cose si possono vedere in un acquario. Due pesci che si inseguono, le strategie messe in atto per avvicinarsi di soppiatto a una preda, il corteggiamento, la scelta del luogo dove deporre le uova, il modo di mangiare, i ritmi giorno e notte. Sono tutti comportamenti descritti nei libri, ma quante volte osservando un acquario abbiamo notato qualche variante in quanto riportano i sacri testi. Tanti anni fa, quando mi occupavo di acquari assai più assiduamente di oggi, avevo notato la crescita di una spugna mediterranea in un angolo di una vasca dell'Acquario Civico di Milano, il mio laboratorio per anni, crescita che si era ripetuta l'anno dopo nello stesso punto e nello stesso periodo. Ci avevo riflettuto a lungo e poi avevo ipotizzato che si trattasse dell'abbinamento di due fattori: la luce e la temperatura. Il fenomeno si era ripetuto per tre anni consecutivi sulla stessa pietra e ancora oggi sono convinto che la spiegazione fosse quella giusta. Tempo dopo, l'arrivo di un tritone di mare (Charonia tritonis) e la rapida scomparsa delle stelle di mare mi aveva permesso di studiare il comportamento alimentare specializzato di questo grosso gasteropode. L'anno scorso ho invece ammirato una vasca tropicale dove si erano riprodotti alcuni piccoli asteroidei arrivati in mezzo alle rocce vive. Era stato davvero emozionante vedere i vetri della vasca disseminati di minuscoli stelline di 2-3 millimetri che si spostavano lentamente. Purtroppo il proprietario della vasca non seppe dirmi nulla, ma l'evento rimane per me eccezionale e mi chiedo cosa ne avrebbe tratto un appassionato pronto a stupirsi e a registrare ogni caratteristica di un momento che in ambiente naturale si verifica normalmente e che in acquario accade ogni tanto.
Saper vedere, prendere nota di parametri quali temperatura, pH, salinità, ossigeno, luminosità potrebbe risultare utile a capire come avvengono certi fenomeni e riempire, perché no, i tanti vuoti che ancora ci sono nella conoscenza della biologia delle specie e di quelle acquatiche in particolare.
Insomma, occhio, curiosità, conoscenza, carta e penna sono ancora adesso gli strumenti più importanti del progresso scientifico. I computer obbediscono, ci informano, ma non pensano. L'acquariofilo sì. Che la serendipità sia con voi.

Angelo Mojetta

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