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I fenomeni di “bloom” di Aurelia aurita

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I fenomeni di “bloom” di Aurelia aurita


In queste ultime settimane sono state avvistate moltissime meduse nelle acque del nostro golfo. Nel nord Adriatico sono presenti 8 specie di scifomeduse e tra queste anche Aurelia aurita che spesso si presenta in grande numero nelle acque costiere. Sono soprattutto questi fenomeni di aggregazione, detti “bloom”, che catturano l’attenzione dell’opinione pubblica.
Si tratta essenzialmente di improvvisi ed abnormi incrementi di popolazione che possono interferire con le attività umane, principalmente la pesca e il turismo.
E’ noto inoltre che questi blooms si manifestano ovunque e negli ambienti più disparati, dai fiordi coperti di ghiaccio alle acque tropicali, tanto che la bibliografia è ricca di esempi.

bloom di A.aurita. Costiera Triestina 12/5/2011. Foto Ciriaco.

bloom di A.aurita. Costiera Triestina 12/5/2011. Foto Ciriaco.

Tra i fenomeni più appariscenti, ricordiamo quelli che sono stati osservati nel Mar Nero durante la seconda metà degli anni ‘80 e con particolare rilevanza nel 1988.
Quest’ultimo episodio si distinse dagli altri per l’ incredibile densità di meduse, esse arrivarono a 2kg/m^2 !
Un altro caso altrettanto eclatante interessò una centrale elettrica nella baia di Osaka (Giappone) quando la produzione dell’energia fu interrotta perché le meduse appartenenti alla specie A. aurita intasarono i condotti di raffreddamento dell’impianto.

Sulle cause scatenati i blooms si è studiato parecchio e ad oggi sono ritenute buone almeno alcune spiegazioni:

- La pesca può contribuire ai blooms con il prelievo dei predatori o dei competitori delle meduse e causare una modificazione dei rapporti trofici all’interno del sistema.
Il già citato esempio del Mar Nero dimostrò come ad una riduzione dello sgombro (pesce pelagico) corrispose una proliferazione di meduse e ctenofori, infatti tutti questi organismi condividono la stessa dieta.
Situazioni analoghe sono state osservate, sempre a partire dagli anni ‘80, anche in Giappone (Seto Island).
- L’introduzione di specie aliene che modificano i rapporti ecologici del sistema come il caso dell’invasione di Mnemiopsis leidyi, uno ctenoforo introdotto accidentalmente nel Mar Nero o quella di Rhopilema nomadica nel Mediterraneo orientale.
- Un’alta concentrazione dei nutrienti può esercitare un’ influenza positiva su polipi e meduse, aumentando la quantità di cibo disponibile per questi organismi planctonofagi.
- L’acquacoltura può favorire il fissaggio dei polipi di medusa; infatti è stato osservato che i polipi di A. aurita attecchiscono assai bene ai galleggianti ed alle strutture di ormeggio degli impianti.
Lo stesso può dirsi per altre strutture artificiali quali moli, strutture portuali e le barriere artificiali.
- L’aumento della temperatura induce una maggiore produzione di larve da parte dei polipi bentonici.
- Alcuni Autori hanno cercato anche delle corrispondenze tra l’aumento delle meduse e i cambiamenti climatici nel nord Atlantico e sebbene i dati non spighino come la variazione climatica possa incidere sulla crescita delle popolazioni di meduse, alcuni modelli matematici hanno trovato una correlazione indiretta tra l’abbondanza delle meduse e le oscillazioni climatiche.
- Alcune fioriture improvvise sono determinate dalle caratteristiche intrinseche del ciclo biologico di alcune specie, per esempio il numero di polipi, la loro capacità di proliferazione, la loro velocità di strobilazione, la quantità di efire nonché il loro tasso di sopravvivenza fino allo stadio adulto.

polipi di A. aurita. Foto Tirelli (OGS-BIO).

polipi di A. aurita. Foto Tirelli (OGS-BIO).

Comunque sia, le meduse presentano dei cicli annuali imprevedibili in cui si alternano, a dei picchi di abbondanza, dei periodi con presenze ridotte fino a pochi individui.
Questa alternanza ciclica sembra condizionata da una fase di arresto spontaneo dello sviluppo nello  stadio bentonico  (l’organismo è inattivo) ed una successiva ripresa.
Questa particolare capacità di arrestare lo sviluppo è stata ben documentata da osservazioni condotte sugli idrozoi.

Per quanto riguarda l’Adriatico, sembra che l’ipotesi più attendibile sia legata alla riduzione degli ortofosfati, riduzione che ha modificato l’apporto complessivo dei nutrienti e quindi la produzione primaria a carico del fitoplancton con un’inevitabile conseguenza sulle reti trofiche del sistema pelagico.
Tuttavia anche le condizioni eutrofiche possono facilitare i blooms di meduse mettendo a loro disposizione una maggiore quantità di prede: infatti una buona disponibilità di nutrienti favorisce lo sviluppo di cellule vegetali che possono essere brucate da organismi erbivori zooplantonici (copepodi, naupli, etc.) che a loro volta diventano prede delle meduse.

 


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