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Sardegna: viaggio intorno a Porto Istana

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L'articolo che segue è stato scritto nel 2001, anno della mia vacanza in quei posti. Questa volta voglio lasciare l'articolo così come lo avevo creato allora. Aggiorno in questa prima parte solo alcune considerazioni su quella zona.

La zona di Porto Istana è situata in un piccolo golgo di fronte all'isola di Tavolara. Questa zona è diventata area marina protetta dal 1997 e vede interessata una grande area da Capo Comino a Cala Finocchio includendo le isole di Tavolara, Molara, Molarotto e i Tre Fratelli, naturalmente con la logica della zonizzazione a zone. La parte relativa all'area di cui parlo sotto, Porto Istana, è di zona C a riserva parziale. Per chi è solito pescare attenzione a varie ordinanze ed alla zonizzazione del parco. Porto Istana è un'insieme di spiagge dal colore bianco, seperate da formazioni di roccia tipiche di questo tratto della sardegna. sabbia bianca finissima con acque molto cristalline ed una visione dell'insieme della zona da paradiso. Solo in alcune situazioni con vento di scirocco si può avere un pò di sospensione in acqua con ridotta visibilità per l'apneista, ma fuori tutto sembra normale. La spiaggia degrada dolcemente in acqua e le profondità iniziali sono esigue, quindi perfette per i bambini piccoli.

 


24 Giugno 2001.

"Visualizzazione ingrandita della mappa" Le coste di questo tratto di Sardegna descritte brevemente nell’articolo sono viste con occhio naturalista. Non me ne vogliano gli amici che abitando sul posto possono trovare errori e omissioni in questo scritto.

Si tratta del golfo di Porto Istana e del litorale fino all’isola piana, nonché di un breve tratto dell’area costiera che si estende da Capo Ceraso a Punta Rùia.

140Premetto che tutta la zona che si stende da Punta Rùia fino a Capo Coda Cavallo, che guarda l’isola di Molara, presenta una morfologia varia che và dai promontori come Capo Ceraso e Capo Coda Cavallo alle insenaturare come Porto Taverna, Porto San Paolo e Porto Istana.

 

 

La zona di Porto Istana è caratterizzata da una bella baia di sabbia fine bianca e fino a Capo Coda Cavallo è un susseguirsi di piccole spiagge alternate a scogli e rocce di varia natura scolpite a volte dal mare e dal vento a forme bizzarre. Guardando verso il mare aperto dalla spiaggia di Porto Istana si nota subito la grandezza dell’isola di Tavolara la cui lunghezza è quasi 6 km.

Guardando sotto il pelo dell’acqua troviamo, lasciandoci alle spalle la spiaggia, a circa 200mt su un fondale che varia da 0 a 7mt uno strato roccioso che esce dal fondo sabbioso. Qui possiamo trovare tutta la fauna e flora che caratterizzano i primi metri del mare nostrum e in particolare qui ho trovato delle piccole Cernie, bavose ( gattoruggine, parablennius, sanguinolentus, tripterygion), donzelle (thalassoma pavo e coris julis), vari tordi, chromis chromis, branchi di salpe, saraghi, triglie di scoglio e sabbia, sciarrani.

Proseguendo al centro della piccola baia non  si troverebbe che sabbia e corpi morti lasciati da non propri gentiluomini del mare, ma spostandoci verso il costone destro si trovano moltissimi esemplari di Halocynthia Papillosa di tutte le forme, misure e posizionate sia in bella vista che nascoste sotto piccoli anfratti. Possiamo incrociare anche in tantissime specie di spugne tra cui la bella Verongia Aerophoba (ho letto che può filtrare oltre 1000 lt d’acqua al giorno). Ancora il fondale non è eccezionale e nel periodo in cui ho fatto le immersioni, specialmente nello specchio di mare all’interno del golfo di Porto Istana, ho notato le rocce come ricoperte da un sottile pulviscolo e a tratti alcune brutte alghe filamentose dal colore verde pallido.  Ma se stiamo pensando ad uscire dall’acqua una prateria di posidonia con moltissime Pinna Nobilis di tutte le dimensioni ci fanno cambiare idea. Tra le altre cose la zona, molto genericamente, è interessata da reperti archeologici di cui si è parlato anche in una puntata di “Linea Blu” ma non è un fatto sconosciuto in quanto tutta la parte nord della Sardegna era solcata da varie civiltà più o meno navigatrici. Ora nel prosieguo della nostra immersione troviamo ancora piccole cernie (davvero tante) e spostandoci dal lato opposto a quello che ci troviamo possiamo imbatterci in un relitto di una vecchia barca di pescatori cui hanno trovato rifugio molte specie di pesci. Le “nuvole” di chromis chromis ci sono un po’ ovunque come gli immancabili tordi e le donzelle, ma troviamo delle belle codium bursa, parecchia halimeda tuna e padina pavonica ma posizionate in maniera che la raccolta diviene difficoltosa.

Rari, invece, gli spirografi e le attinie non sono numerose come in altre parti.

Attenzione deve essere posta in prossimità della spiaggia per l’ingresso di natanti da diporto e nella zona centrale del golfo sempre per il passaggio dei suddetti. Facile arrivare a questa spiaggia in quanto dal parcheggio auto vi è una stradina asfaltata percorribile anche con borse munite di ruote che arriva praticamente sulla spiaggia. Vi è un altro parcheggio verso nord che è ancora più vicino alla spiaggia, sarebbe riservato agli autobus di linea ma in un periodo non di lata stagione è possibile utilizzarlo.

 La zona invece tra Capo Ceraso e Punta Rùia è invece completamente diversa. Dall’alto si intravede la spiaggia e gli isolotti antistanti. Al largo il passo dei traghetti di linea ogni tanto fa arrivare dell’onda lunga peraltro appena avvertibile e per nulla fastidiosa. La base dell’immersione è la spiaggia principale dalla quale ci si immerge da una spiaggia di sabbia grossolana ma chiara e superata la  prima decina di metri lasciamo subito la costa per scoprire il primo isolotto dove il fondale arriva già a –5 mt. Qui troviamo tratti in cui grosse rocce lisce che sembrano accavallarsi una sull’altra lasciamo spazio alla roccia liscia che si getta a picco nel profondo del mare colonizzata da una bellissima formazione di alghe di mille colori dove fanno capolino piccole bavose che ti scrutano con quell’aria sempre così incuriosita. E così fino alla punta. Qui si passa davvero tanto tempo a guardare le rocce a pochi centimetri dalla maschera e così facendo sembra di entrare in un altro mondo quasi alieno. Qui ho trovato due bellissimi esemplari di Opistobranco tylodina perversa (credo si tratti di lui), e poi mi sono praticamente trovato sulla maschera Prostheceraeus splendidus oltre naturalmente alla solita “marea” di donzelle, tordi, castagnole.

La zona è molto bella soprattutto per tutte queste grosse rocce che creano anfratti in cui si possono scorgere una moltitudine di esseri che possono andare dallapogon inberbis a pisa nodipes ad una moltitudine di organismi bentonici che caratterizzana la zona.

Chi si immerge in queste acque deve avere un occhio particolare a tutti i mezzi nautici da diporto che purtroppo in alcuni casi violano il limite da tenere sia nei confronti del pallone segna sub che della costa. Attenzione anche alla zona tra i due isolotti ove è naturale trovare corrente superficiale molto intensa.

 

Testi e fotografie: Michele Abbondanza

Tutte le immersioni sono state fatte in apnea.

 


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