Tu sei qui: Articoli Fotografia 10-Corso di fotografia: La composizione

10-Corso di fotografia: La composizione

E-mail Stampa PDF

LA COMPOSIZIONE

Autore: Alessandro Pagano

 

Parola semplice a dirsi, ma molto meno a farsi. Stiamo parlando proprio del significato che vogliamo dare al nostro scatto. Affinché la composizione susciti ciò che ci siamo prefissati dobbiamo avere le idee ben chiare su due cose fondamentali come la scelta del punto di messa a fuoco e la profondità di campo (acronimo PDC)

 

PUNTO DI MESSA A FUOCO E PROFONDITA’ DI CAMPO (PDC)

L’uso combinato di queste due azioni determina il "peso" dell’immagine. Innanzi tutto i nostri sforzi dovranno concentrarsi sulla corretta messa a fuoco e per questo, poiché spesso avremo a che fare con soggetti ben distinguibili, sarà nostra cura convogliare le nostre e altrui attenzioni sugli occhi del soggetto. Sarebbe impensabile fare uno scatto a un soggetto senza avere la massima nitidezza sugli occhi dello stesso. Solo nel caso in cui ci siano più soggetti ritratti nella stessa immagine, alcuni potranno non avere gli occhi correttamente a fuoco a patto che almeno uno li abbia e sia anche il soggetto dominante nel nostro scatto.

Ecco di seguito uno scatto con la corretta messa a fuoco.

 

2011-04-01_001947_2

 

L’attenzione del fotografo si è concentrata proprio sugli occhi del soggetto e null’altro. La morbidezza del primo piano e dello sfondo sfuocato crea un ambiente più movimentato e meno banale di uno sfondo uniforme o magari totalmente oscuro.

Questo porta spesso a utilizzare lo sfondo come parte integrante e supporto allo scatto.

Vedi altro esempio sotto. Dietro il soggetto abbiamo una parete multicolore e utilizzando un tempo più lento abbiamo potuto catturare la luce riflessa dallo sfondo. Il risultato è di avere un contesto non nitido ma percepibile nelle forme e nei colori. In questo modo abbiamo arricchito l’immagine che come detto in precedenza avrebbe potuto avere uno sfondo monotono e scuro.

 

2011-03-31_234846_2

 

Avrete notato come, oltre alla corretta messa a fuoco, sia stata gestita la profondità di campo. Per profondità di campo intendiamo la zona accettabilmente a fuoco posta davanti e dietro al nostro punto di fuoco. Gestire questa "zona di lavoro" permetterà all’osservatore di notare, senza sforzo alcuno, tutti i particolari del soggetto. Nella fotosub la profondità di campo (PDC) è una delle cose più difficili da gestire, specie quando si eseguono delle macro o delle ravvicinate. Il motivo è semplice ed è determinato dalla caratteristica dell’ottica utilizzata in quel momento. Le ottiche maggiormente utilizzate per eseguire delle macro, hanno lunghezze focali abbastanza elevate che vanno dai 50 mm a poco oltre i 100 mm. Con queste lunghezze focali la profondità di campo si riduce drasticamente, quindi si è costretti a chiudere il diaframma moltissimo per mantenere una buona profondità di campo fermo restando che, la PDC, resta limitata a pochi mm davanti e dietro il soggetto. Sarà cura nostra, una volta in immersione, orientare la camera in modo che la superficie del soggetto sia parallela al piano di fuoco (in questo caso rappresentato dal piano del sensore o della pellicola).

Il discorso cambia radicalmente quando anziché fotografare soggetti medi piccoli, riprendiamo l’ambiente subacqueo. In questo caso utilizzeremo delle ottiche grandangolari che, al contrario delle ottiche macro, hanno una PDC elevatissima anche non usando diaframmi molto chiusi.

Fermo restando che la messa a fuoco dovrà essere perfetta, eseguita sul soggetto più vicino a noi, vuoi che sia un grosso pesce, sia un grande scoglio colorato, dovremo curare molto l’inquadratura. Si entra nel nocciolo della questione cioè la composizione. La composizione la decidiamo noi ma verte su dei canoni semplici e intuitivi che ci riconducono a tutto ciò che ci circonda.

 


LA REGOLA DEI TERZI

 

Questa regoletta ha qualcosa di familiare in tutto ciò che ci circonda. Anche il nostro corpo suggerisce questa regola.

Per capirci in modo migliore basterà dividere la nostra immagine con una griglia che la divida in terzi: due linee per lato. Se riusciamo a disporre gli elementi cardine dell’inquadratura lungo una o più di queste linee la composizione apparirà meno banale. Aggiungo che se riuscissimo a collocare il soggetto (o meglio il nostro punto d’interesse, vedi anche punto di messa a fuoco) all’intersezione di due di queste linee faremmo acquisire all’immagine un maggior impatto visivo.

Un esempio per intenderci:

 

2011-03-31_234909

 

Come si può osservare il centro d’interesse, l’occhio del pesce, è posto in prossimità dell’intersezione di due linee. Questo ci porta a "leggere" l’immagine in un naturale movimento da sx verso dx e dall’alto verso il basso, portando inevitabilmente l’osservatore a concentrare le sue attenzioni su ciò che ha importanza nello scatto.

Un altro esempio, stavolta con un’ottica fish-eye che ripresenta sempre la regola dei terzi:

 

2011-03-31_235056

 

Sicuramente non sarà sfuggito ai più che nella foto sopra in realtà il centro d’interesse non è esattamente all’intersezione delle linee, bensì all’interno di uno dei nove rettangoli. Ebbene questo esempio ci porta ad affrontare un altro argomento, strettamente legato alla composizione: i volumi (in realtà si tratta di superfici) in gioco.

L’esempio sopra indica quanto peso si sia dato a ogni elemento nella situazione rappresentata. La parete a sx rientra all’interno della prima linea a sx e la riempie quasi del tutto dandogli importanza (in un certo senso sembra minacciosa, per la deformazione introdotta dall’ottica fish-eye) il subacqueo di proporzioni molto inferiori sembra che stia subendo questa minaccia, ma per fortuna in alto a dx una luce intensa e molto grande (occupa oltre la metà del fotogramma) riesce a sdrammatizzare la situazione, ridando equilibrio.

Ecco che giocando con i volumi possiamo cambiare il senso, il significato di un’immagine dando una personalissima impronta.

 

 


 

Terminiamo con un altro elemento della composizione.

LA DIAGONALE

Negli esempi precedenti questo elemento si ripresenta spesso.

Il soggetto è posto in modo tale che il nostro sguardo, durante il suo percorso di "perlustrazione", esegua proprio una diagonale per giungere al punto d’interesse. Ebbene sappiate che in base a come farete eseguire questa diagonale all’osservatore, determinerete la dinamicità dello scatto.

Noi anglosassoni scriviamo e leggiamo da sx verso dx, quindi è anche più facile dare un senso logico a un’immagine che si sviluppi con quest’andamento. Inoltre, poiché stiamo parlando di diagonali, preferiamo "leggere" immagini la cui diagonale abbia una pendenza favorevole verso dx.

Allora non possiamo usare una "lettura" diagonale che sia in salita piuttosto che in discesa?

Altro che se possiamo usarla!

Cambieranno le sensazioni provate dall’osservatore.

Facciamo due esempi semplici, cambiando solo l’orientamento della stessa immagine:

 2011-03-31_2351212011-03-31_235136

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una segue il naturale verso in discesa che dona all’osservatore una sensazione di tranquillità, l’altra sembra voler trasmettere quanta fatica il piccolo esserino stia impiegando per risalire l’enorme ostacolo davanti a sé. Sarete voi a decidere cosa trasmettere all’osservatore con la vostra personalissima interpretazione di questa o quella…composizione! 

Testo e foto di: Alessandro Pagano

 


 

 

E' assolutamente vietata la riproduzione, anche parziale, del testo e delle foto presenti in questo articolo, senza il consenso dell'autore.


AIAM utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza durante la visita sul sito. Scopri di più o modifica le tue impostazioni. Per continuare è necessario autorizzare i nostri cookie. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information
?>?>