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02-Corso di fotografia: la storia della fotografia

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La fotografia e la sua storia

 

Per comprendere il significato della fotografia analizziamo la parola stessa che è composta di due parole greche: phos (luce) e graphis (grafia). Unendo le due parole otteniamo il significato: scrivere con la luce.

Già l’illustre filosofo Aristotele si accorse che la luce che attraversava un piccolo foro posto su una parete in un ambiente oscurato, proiettava sulla448px-Aristotle_Altemps_Inv8575 parete opposta l’immagine di ciò che si trovava all’esterno ma capovolta. Questo è il principio della camera oscura.

E’ facile intuire come un sistema del genere fosse alquanto complesso e poco pratico. Con il tempo si studiarono dei sistemi più compatti che permettevano di proiettare l’immagine dell’esterno su una lastra di vetro e su di questa gli artisti potevano semplicemente ricopiare con dovizia di particolari l’ambiente esterno. Ciò permise, anche ad artisti di non grandi capacità, di realizzare le loro opere.

800px-View_from_the_Window_at_Le_Gras_Joseph_Nicphore_NipceI primi esperimenti risalenti al 1727, condotti dal tedesco J.H.Schulze, dimostrarono come il nitrato d’argento fosse sensibile alla luce. Mentre la prima vera realizzazione di un’immagine durevole fissata a un supporto è da attribuire al francese J.N. Niépce (1765-1833). Egli riuscì a ritrarre parte della sua stanza utilizzando una cassetta di legno cosparsa di materiale fotosensibile.

Chi perfezionò il sistema fu Louis-Jacques-Mandé Daguerre (1787-1851). Costui riuscì a fissare l’immagine latente, ottenuta su una lastra cosparsa di materiale fotosensibile, esponendola a vapori di mercurio. Non a caso il suo metodo fu chiamato "dagherrotipo". L’interesse per questo procedimento fece scomodare anche il governo francese che lo acquistò e ne permise la diffusione a livello pubblico.

Quello che mancava al procedimento di Daguerre era la non ripetibilità, ogni immagine era unica e non poteva essere duplicata. Ed ecco che nel 1841, grazie all’inglese William Talbot (1800-1877), si riuscì a realizzare un metodo che permise di ottenere un numero illimitato di copie partendo da un unico negativo.

La vera svolta epocale si ebbe nel 1884 quando l’americano George Eastman fabbricò le prime pellicole con 24 pose. Nel 1888 fu realizzato anche un piccolo apparecchio fotografico capace di 100 pose. Le caratteristiche tecniche non erano assolutamente confrontabili a quelle delle moderne macchine, basti pensare che quest’apparecchio aveva la messa a fuoco fissa e l’otturatore non scattava oltre 1/25 di secondo. Ciò che permise a questo sistema di espandersi ed essere sempre più conosciuto avvenne per opera della stessa Casa che lo realizzava, infatti, quando si esaurivano le 100 pose, l’apparecchio veniva restituito per lo sviluppo e ricaricato con un rullino nuovo alla cifra di 25 dollari. La propaganda citava il motto: Voi premete il bottone, noi faremo il resto. Da questo slogan fu coniato un termine molto famoso: Kodak!

Lo stesso Eastman nel 1889 passo dalle pellicole su carta a quelle in celluloide e nel 1891 realizzò le prime pellicole intercambiabili ad opera dell’utilizzatore.

 

Nel 1904 i fratelli Lumière, Auguste e Louis-Jean, brevettarono il procedimento della foto a colori.

Fratelli_Lumiere

 

Con la cinematografia e la prima guerra mondiale, lo sviluppo tecnologico ebbe un nuovo impulso che permise di realizzare macchine fotografiche sempre più sofisticate come la famosa Leica, progettata da Oscar Barnack dipendente di una fabbrica tedesca di ottiche (Leit).

Anche la Zeiss, famosissima fabbrica di lenti, fece dei progressi realizzando ottiche qualitativamente eccellenti e apprezzatissime fino ai giorni nostri.800px-Polaroid_Land_Camera_100_IMGP1932_WP

La sperimentazione portò anche alla realizzazione di apparecchi capaci di realizzare fotografie istantanee. Questo si deve al chimico Edwin Herbert Land, nel 1947, inventore del sistema Polaroid. 

 

Si arriva infine alla fine del XX secolo per assistere a un passaggio dalla fotografia tradizionale con supporto fisico (pellicola) alla fotografia digitale capace di catturare l’immagine a colori tramite un sensore e trasferirla su un supporto elettronico (dischetto magnetico.)

 


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