Tu sei qui: Articoli Fai da te Restauro di un refrigeratore

Restauro di un refrigeratore

E-mail Stampa PDF

 

INTRO

Mi sono ritrovato per le mani un vecchio TECO 240, ancora col termostato elettromeccanico a rotella, destinato alla rottamazione. Le condizioni apparivano veramente disastrose, a cominciare dalle viti completamente arrugginite e saldate alla base in metallo. Insieme a questo mi è stato fornito uno dei raccordi in gomma a tre vie che collegano lo scambiatore di calore al circuito dell’acqua, uno dei possibili motivi dell’allagamento che ha causato il “pensionamento” della macchina.  Mi son detto: perché non provare? Dopotutto un mediterraneista è sempre un po’ maneggione quando si tratta di refrigerare!

 

Con pazienza e con la fresa ho aperto tutta la scocca (fig.01)e le condizioni apparivano anche peggio; tutti e due i raccordi in gomma del circuito idraulico erano totalmente screpolati; in più gli schizzi di acqua salata si erano “lavorati” l’apparecchio per molto tempo. Un giro di telefonate al costruttore non mi lasciava molte speranze; per cambiare il raccordo più vicino al compressore occorrerebbe l’intervento del frigorista, il gas non è più a norma, i raccordi in gomma a T non ci sono più come ricambi…. Insomma, molta cortesia, anche una buona offerta di sconto su un prodotto moderno, ma nulla da fare. Eppure….

 

fig01

Fig. 01

Come prima cosa ho eliminato il raccordo a T terminale (fig.02) in cui si innestano tubo scambiatore, ingresso acqua e sonda del termostato (fig.03). Dopodiché ho eliminato con un delicato lavoro di cutter il raccordo a T tra serpentina di raffreddamento, scambiatore ed uscita dell’acqua, all’altra estremità del tubo spirale (fig.04). Per comodità ho sfilato la sonda del termostato dalla sua protezione, un semplice pezzo del tubo usato per la serpentina di evaporazione(fig.05) rigido così da poterci stringere sopra una fascetta serratubo.

fig02

Fig. 02

fig03

Fig. 03

fig04

Fig. 04

fig05

Fig. 05

Liberato dai raccordi  lo scambiatore, o meglio il circuito dell’acqua coassiale alla serpentina (un robusto tubo armato da una spirale di nylon), l’ho sfilato dall’evaporatore ruotandolo con molta prudenza (fig.06 e fig.07). Per prudenza ho fasciato gli spigoli di nastro di carta e protetto le pareti con fogli di carta per evitare graffi. Con delicatezza ho allargato la spirale (fig.08) per lavorarci meglio, ed ho eliminato ogni traccia di sporco con carta da cucina e glassex. Il mitico scambiatore risulta fatto da una normale serpentina metallica rivestita da un sottile velo di materiale plastico come quelle dei frigoriferi. Verniciato ad immersione o rivestito a caldo, è certamente una buona realizzazione, visto lo stato ottimale dopo oltre un decennio di lavoro a mollo nell’acqua salata (fig.09)! A questo punto, senza bisogno del frigorista, ho preso il raccordo (l’ultimo esistente a quanto pare!) in mio possesso e l’ho infilato a ritroso su per la serpentina (2 m di lunghezza) dopo averla infarinata con un velo di borotalco (fig.10 e fig.11).

fig06Fig. 06

fig07Fig. 07

fig08

Fig. 08

fig09Fig. 09

fig10

Fig. 10

fig11Fig. 11

Ho reinfilato il tubo di circolazione dell’acqua (fig.12) fino ad agganciarlo al raccordo a T. A questo punto restava il problema del terminale. Se avessi voluto lasciare la sonda al suo posto avrei preparato un raccordo con un raccordo a T per tubi in PVC ed una cuffia in gomma per protezione di contatti elettrici (fig.13), soluzione valida anche per il raccordo in alto se non avessi avuto quell’ultimo ricambio; una iniezione di silicone unitamente ad un congruo numero di fascette stringitubo avrebbero garantito la tenuta. Ho tuttavia preferito portare fuori il termostato, in previsione di allacciarne uno moderno; adesso il mio obiettivo restava quello d restare nei 10 euro di spesa!!

fig12

Fig. 12

fig13

Fig. 13

La soluzione: gomito di PVC di diametro adeguato, riduttore con portagomma più piccolo per l’uscita e spezzoni di tubo per collegare il tutto. Per restare nell’ingombro mantenendo i raccordi originali ho accorciato il portagomma in PVC (fig.14). Dopodiché l’ho collegato allo scambiatore ed al raccordo da fissare al frontalino. Dal momento che la guaina i protezione dell’evaporatore nel tratto soggetto al calore del compressore era danneggiata, ho aggiunto una guaina in neoprene di quelle per proteggere i  tubi (fig.15); ho poi migliorato l’isolamento intorno allo scambiatore con alcuni ritagli di neoprene, rivestendo i fianchi e tutta la parte alta al disotto del motore e del radiatore (fig.16). Restava il termostato (fig.17): ho portato in esterno il doppino di collegamento al relé, infilando la sonda in un tubo di silicone sigillato in fondo con mastice siliconico (fig.18): non sarà il massimo della sensibilità, ma per il momento funziona.

fig14

Fig. 14

fig15

Fig. 15

fig16

Fig. 16

fig17

Fig. 17

fig18

Fig. 18

 Per evitare che i tubi passino direttamente davanti lo scarico dell’aria calda, ho preparato due tubi con doppio gomito in PVC (fig.19). Adesso il vecchio refrigeratore è tornato a nuova vita. Unico accorgimento, dopo tanti ribaltamenti  e maneggiamenti, tenerlo dritto per un paio di giorni al caldo in modo da consentire all'olio di colare completamente fuori dal circuito.

AIAM utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza durante la visita sul sito. Scopri di più o modifica le tue impostazioni. Per continuare è necessario autorizzare i nostri cookie. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information
?>?>